Il veleno dello Stato

Ettari ed ettari di cacao seccati dalle fumigazioni anti coca. E’ accaduto a Remolino del Caguan, in piena Amazzonia. Il dramma dei contadini e la loro denuncia:

“Stiamo scrivendo questa lettera per denunciare la fumigazione subita martedì 23 novembre nella proprietà di Luis AbelardoCorrales, il principale produttore di cacao delChocaguan, il Comitato di produttori di cacao di Remolino del Caguan e Suncillas. Sono state colpite da agenti chimici micidiali dieci ettari in piena produzione e che stavamo tirando su per inserirli nel processo di certificazione organica del 2011. Siamo disperati. E’ un brutto colpo per la nostra comunità. Spero che diffondere la notizia sia utile a far sì che riceviamo quanto prima la riparazione integrale del danno”. Ruben Dario Montes, presidente del Chocaguan, e Rodrigo Velaidez Muñeton, consigliere, hanno inviato questa accorata denuncia a don Angelo Casadei, l’unico parroco dello sperduto villaggio della profonda Amazzonia colombiana, che da anni sostiene il programma “No alla coca, sì al cacao“, unica possibile alternativa di vita sostenibile e legale nel dimenticato niente, dove tutto è guerriglia e militari.

Montes e Velaidez Muñeton sono anni che hanno abbracciato l’idea che fu di padre GiacintoFranzoi, storico padre missionario di Remolino, pioniere cattolico che ha rivoluzionato la vita di ognuno degli abitanti di quella che fu la Las Vegas del narcotraffico. Un paese in mezzo alla foresta, nato sulle fondamenta fragili e appariscenti del denaro facile, e che ogni domenica era culla del mercato più In degli anni Ottanta. Miriadi di bancarelle con un solo prodotto: pasta di coca. E frotte di compratori per ogni via, dall’aria, dall’acqua, dal cielo, che risucchiavano il nettare bianco in poche ore, lasciando sacchi di dollari e tanta corruzione. Bar, bische, discoteche, bordelli, ristoranti di lusso. Questo era Remolino, che adesso è ilfantasma di se stessa. Nonostante le raccomandazioni di quelli che allora erano i padroni indiscussi del territorio, i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia(Farc), che inisistevano affinché i contadini investissero tutti quei soldi in bestiame e agricoltura, “perché la prosperità non dura per sempre“, la filosofia della formica che fa scorta per l’inverno non li ha convinti, e fame e povertà hanno scacciato il lusso. Le Farc hanno battuto in ritirata, assediati da frotte di militari in assetto di guerra. E il paese langue. “Con la pasta di coca non ci mangiate più e vi porta dritti in carcere, dobbiamo pensare a un’alternativa legale e sostenibile”, andava intanto dicendo quel Giacino Franzoi, missionario stravagante in camicia a fiori.

E così Franzoi ebbe l’idea: “no alla coca, sì al cacao”, sostituire la polvere bianca con il profumatissimo cacao, e coinvolgere i contadini nella produzione di un ottimo cioccolato purissimo. Una vera svolta, seppure in tanti hanno continuato imperterriti a creare piantagioni di coca e laboratori per la produzione della pasta (prodotto compatto che va poi raffinato e trasformato in cocaina con l’aggiunta di varie componenti chimiche). Ma il Comitato Chocaguan è nato e conta molti affiliati. Mentre chi si ostina con la pianticella dei miracoli non solo ha sempre più problemi nel venderla, visti i controlli assidui delle forze dell’ordine, ma attira guai per tutti.

E’ proprio la presenza, risaputa, di queste coltivazioni illecite a invitare i contractors, a cui lo Stato ha affidato l’infausto e remuneratissimo compito di fumigare, a sorvolare interi ettari e a innaffiarli con il micidiale Glifosato, che certo non fa distinzioni di sorta. E uccide ogni forma vivente vegetale su cui si posa, con gravi danni anche per la salute di uomini e animali.

“Da tempo le fumigazioni sono riprese – racconta Lucia Pagnossin, collaboratrice di Padre Angelo Casadei e appena rientrata dalla Colombia -. E per questa gente è un vero disastro. Non hanno altra forma di sostentamento”. E se si pensa che è tutta gente che vive sull’orlo della miseria e che sta cercando faticosamente di uscire dalla spirale dell’illegalità, coltivando con pazienza un prodotto come il cacao che richiede cura, dedizione e tanta buona volontà, è facile comprendere la tragedia di questo tipo di lotta al narcotraffico. Una lotta cieca, che va a colpire i piccoli e lascia intatto il grande traffico. E anzi, non è la prima volta che succede che le uniche pianticelle a resistere al potente veleno siano proprio quelle di coca, mentre tutto intorno è il deserto. L’unico vero effetto che si ottiene con le fumigazione è infatti costringere a sfollare i poveracci che perdono tutto in un batter d’occhio.
Chi ci guadagna? I soliti grandi interessi legati alle solite immani ricchezze dell’Amazzonia, intorno alla quale sono emerse, emergono ed emergeranno un numero sempre maggiore di conflitti fra chi si contende il privilegio di controllarla.

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Da PeaceReporter

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2 risposte a Il veleno dello Stato

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